La rabbia di cacciatori e allevatori «Troppi cervi, giusto contenerli»

Corriere delle Alpi

22/07/2020, 18 Belluno

La rabbia di cacciatori e allevatori «Troppi cervi, giusto contenerli»

Gianluca Da Poian /

BELLUNO Cacciatori e agricoltori indignati. Ieri i rappresentanti delle due categorie non credevano ai loro occhi, quando hanno appreso dalla stampa la notizia dell’esposto in procura contro il piano provinciale di abbattimento dei cervi. Dal 16 agosto ne andranno abbattuti 3.234, numero incrementato del 20% rispetto al 2019. Tanto è bastato a far scattare addirittura una denuncia da parte dell’Associazione italiana Difesa Animali e Ambiente nei confronti del presidente Padrin. Ma anche la Lega antivivisezione bellunese si è fatta sentire con una lettera, nella quale, tra le altre cose, viene chiesta la sostituzione dell’attuale consigliere delegato Franco De Bon. La PAROLA AI CACCIATORI «Altro che denuncia. La Provincia sta svolgendo un grande lavoro, tra l’altro nel pieno rispetto delle direttive». Diretta e secca la replica di Sandro Pelli, presidente provinciale dell’Associazione Cacciatori Bellunesi. «Sono riusciti persino a sostenere che i censimenti siano gonfiati ad hoc da noi. Non si fidano? Bene, ci accompagnino la prossima volta, così possono constatare come non vi sia nessuna cifra sballata, anzi. Intanto, una bestia e mezza al giorno di media finisce contro un’auto in transito…». I cacciatori sono piuttosto seccati da questi attacchi. «La maggior parte delle persone che contestano non sa distinguere un cervo da un capriolo e così via. A loro piace solo colpire l’emotività delle persone, parlando di cuccioli e femmine. Chissà se sanno della necessità di mantenere un equilibrio tra i due sessi, cosa al momento inesistente?». TRASFERITEVI ALTROVE Non le manda certo a dire neppure Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno. «Agli animalisti che ce l’hanno con gli esseri umani e le loro attività, dico di trasferirsi in Siberia, dove esistono solo animali. Oppure si facciano dare un parco e vivano con lupi e i cervi. Ma se vogliono abitare in un ambiente antropizzato devono sottostare alle regole dettate dagli esseri umani. Perché solo con i piani di contenimento si possono limitare sia l’eccesso di prolificazione, sia i danni all’ambiente, alle colture e alle persone. Gli ambientalisti dimenticano che esiste la proprietà privata e, come tale, va difesa. Vorrei vedere se nel giardino di casa loro arrivasse il lupo o dei cervi». Una risposta piccata, in conseguenza dei numerosi danni subiti ogni anno da agricoltori e allevatori in provincia. «Siccome le attività messe in ginocchio sono le nostre, se ne infischiano. È grazie a loro se siamo in preda a un aumento esponenziale degli ungulati e se i boschi risultano sempre più in abbandono. Sono una minoranza molto rumorosa. E la politica, purtroppo, corre dietro ai rumori. Però attenzione: finora gli allevatori hanno taciuto, ma un domani potrebbero cominciare a far partire denunce a loro volta». Donazzolo si dice inoltre amareggiato dal fatto che gli allevatori siano sempre più abbandonati a sé stessi: «Un associato di Confagricoltura, Alessandro Fullin, è alla quarta predazione in Alpago: 15 giorni fa le sue pecore sono state di nuovo predate dal lupo. Le pecore d’Alpago sono a rischio estinzione. Quanti, ancora, resisteranno in queste condizioni? Non guidiamo più attività economiche, ma attività dedite alla sopravvivenza. E gli animalisti vogliono toglierci anche l’ultimo pezzo di pane, pensando che con quattro soldi di risarcimenti si possa ricostruire un gregge. Se pochi anni fa stavamo gioendo per un ritorno all’agricoltura, adesso possiamo dirci alle battute finali, in quanto lupi, cervi e cinghiali ci hanno dato l’ultima mazzata. Mi dispiace per i giovani che vorrebbero costruirsi un futuro, ma la vedo dura per le nostre imprese. Voglio vedere, quando queste attività non ci saranno più, chi pagherà i danni. Vivremo tutti di reddito di cittadinanza?». —

 

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